Broadcom ha chiuso in calo del 6,9% giovedì, trascinando con sé l'intero settore dei semiconduttori su entrambe le sponde dell'Atlantico. A Milano, STMicroelectronics ha perso oltre il 6% nella stessa seduta, finendo in coda al FTSE MIB. Non è andata meglio al resto dell'Europa: Infineon −4,2%, ASML −3,8%, ASM International −5,1%.
Cosa ha detto Broadcom che non è piaciuto
Il produttore americano di chip ha battuto le stime del trimestre, ma le indicazioni sulla domanda AI per i prossimi mesi sono risultate più deboli delle attese. Niente di drammatico nei numeri: il problema è che il mercato aveva incorporato aspettative altissime. L'indice S&P 500 Information Technology aveva chiuso martedì con un RSI di 82 e un premio del 28% sulla media mobile a 200 giorni. Tecnicamente, un livello da cui difficilmente si continua a salire in verticale.
Il timore che serpeggia non riguarda la tenuta dei fondamentali dell'AI, bensì il fatto che le valutazioni siano andate troppo avanti rispetto ai tempi di sviluppo dei margini. È la differenza tra una bolla e una correzione fisiologica dopo una corsa. Per ora sembra la seconda.
La storia dice: comprare il calo o aspettare
Dal 2009, Broadcom ha registrato 39 sedute con cali superiori al 6%. Nel 79% dei casi, il titolo era in guadagno un mese dopo. Chi compra subito dopo un tonfo di questa portata ha storicamente fatto bene, ma questo vale in un contesto in cui il settore resta in espansione strutturale.
Per STMicroelectronics e il resto dei semiconduttori europei, il bilancio da inizio anno resta largamente positivo nonostante la correzione. L'automotive, che pesa molto per ST, continua a vedere domanda debole: è un fattore specifico che non si risolve con il recupero del Nasdaq. La reazione del mercato è stata indiscriminata, ma non tutti i semiconduttori sono uguali.
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