I delegati Fim Cisl degli stabilimenti Stellantis si sono riuniti a Roma con una richiesta netta: più produzione in Italia e una soluzione per Cassino, lo stabilimento che da mesi vive in condizioni critiche. Il segretario nazionale Ferdinando Uliano ha posto sul tavolo tre punti non negoziabili: niente chiusure di fabbriche, niente licenziamenti, niente riduzioni occupazionali unilaterali.
Il nodo Cassino e la richiesta di volumi
Cassino è il punto più dolente. Lo stabilimento laziale produce la Giulia e la Stelvio, due modelli che non hanno mai raggiunto i volumi sperati. La fabbrica lavora a ritmi ridotti da tempo, e il sindacato chiede una soluzione straordinaria — termine che nella dialettica sindacale significa: o arrivano nuovi modelli o la situazione diventa insostenibile.
Il problema non è limitato a Cassino. Gli impianti italiani nel loro complesso soffrono di sottoutilizzo strutturale. Melfi, Pomigliano, Mirafiori: ognuno con tempi morti, ognuno con contratti di solidarietà o cassa integrazione a rotazione. Il tema non è tecnico, ma strategico: quanta quota della produzione europea Stellantis intende mantenere in Italia e su quali modelli.
Piano industriale: i sindacati vogliono numeri precisi
La Fim Cisl non si accontenta di rassicurazioni generiche. Chiede che il nuovo piano industriale dettagli gli investimenti per ogni singola area: infrastrutture, ricerca e sviluppo, piattaforme, nuovi modelli, formazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale, guida autonoma, servizi alla mobilità. In pratica, vogliono sapere dove vanno i soldi e quali fabbriche italiane ne beneficiano.
È una richiesta legittima, ma arriva in un momento complicato. Stellantis sta rivedendo tutta la struttura produttiva europea dopo il cambio al vertice e la pressione sui margini. I nuovi modelli elettrici richiedono meno manodopera diretta, e la transizione energetica sta riducendo la complessità dei processi di assemblaggio. Il sindacato lo sa e infatti non chiede più posti di lavoro, ma che quelli esistenti restino occupati.
La partita si gioca nei prossimi mesi
Stellantis presenterà il piano industriale aggiornato entro l'estate. Da quel momento sarà possibile capire se gli stabilimenti italiani avranno un ruolo nella nuova fase del gruppo o se diventeranno progressivamente marginali. Cassino è il caso più urgente, ma il tema riguarda l'intero sistema produttivo italiano del gruppo. Le richieste sindacali sono chiare. Ora tocca a Stellantis decidere se e come rispondere.
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