La spesa pensionistica italiana raggiungerà il massimo storico nel 2041, quando arriverà al 17,1% del PIL. Quest'anno siamo al 15,2%, con 352 miliardi di euro totali in crescita del 2,8% rispetto al 2025. È la dinamica più prevedibile che esista: i baby-boomer escono dal mercato del lavoro e iniziano a incassare la pensione. Non c'è sorpresa, solo aritmetica.
L'onda lunga dei nati tra gli anni '50 e '60
Il picco tra vent'anni non arriva per caso. La generazione più numerosa della storia italiana sta uscendo dal lavoro in questi anni. Chi è nato tra il 1955 e il 1965 oggi ha tra i 60 e i 70 anni, fasce d'età dove si concentrano le uscite per pensionamento. Il rapporto spesa pensioni/PIL accelera proprio adesso e continuerà fino al 2041, quando l'ultima coda dei baby-boomer avrà completato il passaggio.
Dopo il 2041 il rapporto inizia a scendere. Non per merito di riforme miracolose, ma perché le generazioni successive sono meno numerose e soprattutto andranno in pensione con il sistema contributivo, quello dove l'assegno dipende dai contributi effettivamente versati e non dall'ultima busta paga. Le pensioni future saranno più basse in rapporto al reddito da lavoro. È già scritto.
Il punto critico per i conti pubblici
Per i prossimi quindici anni la spesa pensionistica assorbirà una quota crescente della ricchezza nazionale. Ogni punto percentuale di PIL destinato alle pensioni è un punto in meno disponibile per altro: infrastrutture, sanità, riduzione del debito. Il Documento di finanza pubblica lo dà per scontato. Il margine di manovra sui conti pubblici si stringe ancora di più.
Chi oggi ha tra i 30 e i 40 anni si troverà a finanziare questa fase con contributi alti e prospettive di pensione più basse. Il mercato del lavoro sempre più frammentato — carriere discontinue, stipendi stagnanti — rende ancora più difficile accumulare contributi sufficienti. La spesa totale sale, ma la sicurezza pensionistica per le generazioni più giovani scende. Il sistema regge finché la crescita economica resta positiva. Se il PIL rallenta, il rapporto spesa/PIL peggiora ancora più rapidamente.