Roma e Madrid hanno chiesto alla Commissione europea margini di flessibilità sul Patto di Stabilità per fronteggiare la crisi energetica. La risposta è stata negativa. Bruxelles ha respinto l'idea di deroghe collettive alle regole fiscali, nonostante il rincaro dei costi dell'energia stia comprimendo la crescita in tutta l'Eurozona.
La Germania blocca, ma solo per alcuni
Il punto è che Berlino si oppone alle richieste di flessibilità sul deficit, quelle che servirebbero a Italia e Spagna per ammortizzare l'impatto della crisi energetica sui bilanci pubblici. Allo stesso tempo, la Germania sostiene altre forme di intervento a livello europeo, come nuovi strumenti di debito comune. Due pesi, due misure nello stesso scenario di crisi.
Il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha confermato la linea dura: le regole del Patto restano in vigore anche in presenza di shock esterni. Per Roma questo significa trovarsi di fronte a un bivio scomodo. Agire in solitaria con una manovra espansiva nazionale vorrebbe dire sfidare i mercati e rischiare di risvegliare lo spread, lo stesso meccanismo che aveva fatto cadere il governo Berlusconi nel 2011.
Il governo italiano si trova con le mani legate
L'esecutivo sa che qualunque scostamento significativo dal percorso di rientro del deficit verrebbe letto dai mercati come un segnale di instabilità. Il debito pubblico italiano viaggia sopra il 140% del PIL e, senza una copertura europea, qualsiasi mossa espansiva rischia di tradursi in costi di finanziamento più alti. Il risultato è un margine di manovra ristretto, proprio mentre l'inflazione erode il potere d'acquisto delle famiglie e le bollette di luce e gas rimangono elevate.
In pratica: senza deroghe collettive, l'Italia può solo intervenire con misure mirate e limitate, sperando che la pressione sui prezzi energetici si allenti da sola. Non è una strategia, è un'attesa.