Se le tensioni geopolitiche restano elevate e i prezzi energetici non scendono, l'Italia rischia uno scenario di stagflazione: crescita al minimo e costi che pesano. L'Ocse ha già rivisto al ribasso le stime per il 2026 e il 2027, portandole rispettivamente allo 0,4% e allo 0,6%. E avverte: i rischi sono tutti orientati al ribasso.
La bolletta energetica pesa sulle imprese
Il punto più critico riguarda le aziende. Secondo il Centro Studi Confindustria, nel 2026 la bolletta energetica potrebbe arrivare a 21 miliardi di euro nello scenario più avverso. Non è un costo che si assorbe con margini operativi già compressi. Le imprese manifatturiere, soprattutto quelle energivore, vedrebbero evaporare competitività proprio mentre la domanda estera rallenta.
Kristalina Georgieva del Fmi lo ha sintetizzato così: tutte le strade portano a prezzi più alti e crescita più lenta. È la sintesi di quello che sta accadendo. I mercati hanno tirato il fiato nelle ultime sedute, ma la tregua non cambia il quadro di fondo. Finché il gas resta caro e le catene di approvvigionamento rimangono vulnerabili, il conto lo pagano produzione e consumi.
Famiglie sotto pressione, reddito disponibile in calo
Sul fronte dei consumi, il reddito disponibile delle famiglie subirebbe una perdita stimata fino a 963 euro nel biennio 2026-2027, sempre nello scenario peggiore. Non sono cifre astratte: significano meno spesa, meno PIL, meno occupazione. L'effetto domino è meccanico.
Il governo ha costruito lo scenario di base su ipotesi più favorevoli, ma il margine di errore si è ridotto. Le variabili internazionali — prezzo del greggio, tensioni commerciali, fragilità della domanda estera — pesano tutte nella stessa direzione. L'Italia, con un debito pubblico superiore al 135% del PIL, non ha molto spazio per ammortizzare uno shock esterno prolungato.
In pratica: se le cose non migliorano nei prossimi mesi, la crescita italiana si ferma. E con essa, qualsiasi piano di rientro dal debito che non fosse già ottimistico.
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