Ventuno aziende metallurgiche bresciane hanno firmato contratti di fornitura per 34 milioni di metri cubi di biometano all'anno. L'operazione è sottoscritta da Confindustria Brescia e Ramet, il consorzio che riunisce le acciaierie del territorio, con il Consorzio Italiano Biogas. Dietro di essa c'è una rete di oltre 850 produttori agricoli.

Forni che cercano alternative al gas russo

Il piano è chiaro: sostituire progressivamente il metano fossile con combustibile da biomasse per alimentare i forni di riscaldo. Brescia ha una densità di impianti siderurgici tra le più alte d'Europa — ogni metro cubo di gas conta. Dal 2022 i costi energetici hanno spinto molti a fermare linee o ridurre turni. Chi può diversificare le fonti lo sta facendo, senza aspettare incentivi.

Il biometano agricolo ha due vantaggi: non dipende dalle forniture via gasdotto e costa meno del TTF nei contratti pluriennali. I 34 milioni di metri cubi rappresentano circa il 15% del fabbisogno annuo stimato del settore metallurgico bresciano. Non è una rivoluzione, ma rappresenta un cuscinetto strutturale importante.

Green Metals Brescia senza retorica

L'accordo si inserisce nel progetto Green Metals Brescia, programma di decarbonizzazione avviato nel 2023. L'obiettivo dichiarato è ridurre le emissioni Scope 1 del 25% entro il 2030. Il biometano da filiera corta rientra tra le soluzioni considerate concrete, insieme a efficienza energetica e, dove possibile, elettrificazione parziale dei processi.

Il modello è locale: i produttori agricoli forniscono la materia prima, gli impianti di upgrading trattano il biogas, il biometano va diretto agli stabilimenti siderurgici. Non si ricorre a crediti di carbonio comprati su piattaforme, solo a ribilanciamento fisico dei consumi. In pratica, Brescia prova a riportare parte della catena energetica dentro il perimetro provinciale. Se funziona, altri distretti industriali osserveranno attentamente.

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