Lo scostamento di bilancio è uno strumento che consente al governo di discostarsi temporaneamente dagli obiettivi di finanza pubblica programmati, aumentando il deficit. In pratica, autorizza un maggiore indebitamento per finanziare spese considerate urgenti o straordinarie.
Negli ultimi anni è stato usato durante il Covid — allora con numeri che facevano tremare i polsi — e ora torna al centro del dibattito nella maggioranza. Il tema caldo è lo 0,9% del PIL destinato alla difesa fino al 2028, impegno preso con la NATO ma che pesa sui conti pubblici in un momento in cui i margini sono già stretti.
Tensioni nella maggioranza
Non c'è unanimità su come e quando ricorrere allo scostamento. Una parte della maggioranza spinge per usarlo ora, almeno sulla componente difesa, sostenendo che si tratta di spese vincolate da impegni internazionali. Altri sono più cauti: aumentare il deficit nel 2025 significa mettere sotto pressione lo spread e complicare il confronto con Bruxelles, proprio mentre si cerca di consolidare la traiettoria dei conti.
La divisione più evidente riguarda il Safe, il fondo per le emergenze: c'è chi vorrebbe finanziarlo con uno scostamento ad hoc, chi invece preferisce tenerlo fuori dal perimetro del maggiore indebitamento e trovare coperture alternative. Il tema rimane aperto e rallenta la chiusura della manovra.
Cosa cambia per i mercati
Uno scostamento comunicato male o percepito come strutturale anziché emergenziale rischia di riaccendere la pressione sul BTP. I fondi esteri guardano il deficit italiano come un termometro della disciplina fiscale: se la deviazione viene giustificata con chiarezza e numeri limitati, il mercato tende a digerirla. Se invece appare come una porta aperta a ulteriori slittamenti, la reazione può essere più brusca.
Al momento i tassi italiani sono sotto controllo, ma un deficit sopra le attese può cambiare le carte in tavola nel giro di poche sedute. La difesa costa, ma costa anche il modo in cui si decide di pagarla.
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