Da oggi lo sconto sulle accise del gasolio scende a 6,1 centesimi al litro. Il governo ha dimezzato il taglio che era in vigore fino a ieri. Il risultato si vedrà subito nelle fatture di autotrasportatori e flotte aziendali.

Il punto non è tanto il numero — 6,1 cent contro i precedenti 12 circa — quanto il tempismo. Il taglio arriva mentre il prezzo del petrolio è ancora sopra i 70 dollari e le raffinerie europee gestiscono margini compressi. Di conseguenza, il costo finale alla pompa sale, anche se non di molto.

Eni mette un tetto a benzina e gasolio

Da lunedì Eni introduce un price cap sui suoi distributori: 1,99 euro al litro per la benzina, 2,19 euro per il gasolio. È una mossa commerciale, non un intervento regolatorio. L'obiettivo è evitare che il ritocco sulle accise si traduca in un aumento pieno per chi fa rifornimento nei suoi impianti.

Il tetto riguarda la rete diretta Eni, non i punti vendita gestiti da terzi. Chi viaggia molto sa che la differenza tra rete diretta e distributori indipendenti può raggiungere 10-15 centesimi al litro. Con questo cap, Eni si posiziona come alternativa alle pompe bianche, almeno per qualche settimana.

Quanto pesa davvero il taglio ridotto

Il dimezzamento dello sconto accise vale circa 6 centesimi in più al litro rispetto a ieri. Su un pieno da 50 litri sono 3 euro. Per un'auto privata l'impatto è contenuto. Per chi percorre 3.000 km al mese con un furgone diesel, il discorso cambia: stiamo parlando di 150-200 euro in più all'anno, che vanno a incidere sui costi operativi.

Il governo ha scelto di ridurre lo sconto anziché eliminarlo del tutto. È il segnale che le coperture di bilancio sono limitate e che probabilmente tra qualche mese anche questi 6,1 cent spariranno. Nel frattempo Eni prova a capitalizzare con un'offerta a prezzo fisso. Funzionerà se il greggio non schizza sopra gli 80 dollari nelle prossime settimane.

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