Il 2025 ha segnato una frenata secca per le rinnovabili in Italia. Dopo quattro anni di crescita ininterrotta, le nuove installazioni si sono fermate a 6,2 GW, con un calo dell'8,2% rispetto al 2024. Non è un dettaglio statistico: è la prima inversione di tendenza da quando il comparto aveva ingranato la marcia.

Il residenziale crolla del 27%

Il settore che ha sofferto di più è stato il residenziale con impianti sotto i 20 kW. Nei primi nove mesi dell'anno la potenza connessa si è fermata a 974 MW, contro i 1.328 MW del 2024. Una flessione del 27% in potenza e del 30% in numero di impianti: 151.483 contro i precedenti 200.000.

Le imprese e i grandi impianti hanno tenuto, ma il crollo del residenziale è un segnale di mercato che non si può ignorare. Dopo anni di incentivi, bonus edilizi e narrativa pubblica sulla transizione, il flusso di nuovi piccoli impianti si è inceppato. L'incertezza normativa ha avuto il suo peso, insieme agli incentivi ridimensionati e a un sistema che inizia a mostrare i suoi colli di bottiglia.

Congestione e arretrato: il sistema si intasa

Dietro i numeri c'è un problema di infrastruttura. Il 69,3% dei progetti rinnovabili è ancora in attesa della fine dell'istruttoria tecnica. La rete non tiene il passo, le procedure si allungano e chi dovrebbe investire inizia a guardare altrove.

Intanto, la produzione green ha evitato 3,5 miliardi di euro di extra costi energetici nel 2025. Le rinnovabili coprono però appena il 18% del fabbisogno nazionale. Per raggiungere gli obiettivi al 2030 servirebbero ritmi di installazione completamente diversi da quelli attuali.

Sul piano globale, gli investimenti in rinnovabili hanno raggiunto il record di 2.300 miliardi di dollari nel 2025. Il capitale c'è, ma si sposta dove trova certezze. L'Italia, per ora, non sembra riuscire a trattenerlo.

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