Il CEO di Eni Claudio Descalzi ha sollevato un tema che nessuno in Europa vuole affrontare: il divieto di importazione di gas russo in vigore dal primo gennaio 2027 rischia di creare un buco nelle forniture che nessuno sa ancora come colmare. Parliamo di 20 miliardi di metri cubi l'anno, una cifra tutt'altro che marginale.
Nel weekend 600 stazioni di servizio Eni sono rimaste senza gasolio. Descalzi lo ha ammesso pubblicamente: la responsabilità è di Eni, che ha mantenuto i prezzi troppo bassi. Ma il vero problema è un altro. Se una major italiana con una rete distributiva consolidata va in crisi per un picco di domanda, significa che i margini di manovra sul sistema fisico delle forniture sono ormai ridotti.
Il gas russo non si sostituisce con un comunicato stampa
L'Italia ha ridotto la dipendenza dal gas russo dal 40% a quasi zero dopo febbraio 2022. Un risultato comunicativo importante. Tuttavia, quella quota è stata compensata con accordi bilaterali, rigassificatori accelerati e prezzi spot più elevati. Il sistema regge finché la domanda non impenna, come sta accadendo ora con il gasolio.
Descalzi pone una domanda operativa legittima: chi produrrà quei 20 miliardi di metri cubi in più dal 2027? Gli USA sono già il primo esportatore mondiale di GNL, ma le loro compagnie rispondono al mercato, non a Bruxelles. L'Algeria ha aumentato le forniture all'Italia, ma le sue capacità non sono illimitate. Il Qatar firma contratti ventennali con clausole rigide.
Il vero rischio è nascosto nei margini operativi
Le carenze di gasolio del fine settimana segnalano un sistema che funziona senza riserve. Quando le forniture corrono al limite e la logistica è sollecitata al massimo, basta poco per generare problemi. Descalzi parla di gas, ma il ragionamento vale per l'intero sistema energetico europeo: i margini operativi si sono assottigliati mentre i consumi rimangono elevati.
La proposta di sospendere il divieto del 2027 non è politically correct, ma è coerente con la realtà fisica delle forniture. L'alternativa è sperare che nei prossimi due anni qualcuno reperisce 20 miliardi di metri cubi l'anno senza far aumentare i prezzi. Auguri.
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