I prezzi alla produzione dell'industria italiana segnano +2,4% ad agosto su base mensile e +10,9% su base annua. Il dato Istat conferma ciò che gli addetti ai lavori vedevano già nei bilanci: la pressione sui margini delle aziende non si è allentata.
Il mercato interno accelera più dell'export
Sul mercato interno la crescita è del 3,1% mensile e del 13,5% annuo — contro il +9,3% di luglio. All'estero l'aumento è più contenuto: +0,3% sul mese e +3,9% sull'anno. La forbice tra domestico ed export indica una cosa precisa: il problema si concentra all'interno dei confini nazionali e ha un nome: energia.
Le componenti energetiche pesano in modo sproporzionato sul dato italiano rispetto a quanto accade all'estero. Quando il costo del gas torna a salire — anche di poco — il sistema industriale italiano lo sente immediatamente. Non è una sorpresa: il tessuto produttivo italiano è composto da piccole e medie imprese manifatturiere con consumi energetici elevati e capacità limitata di assorbire gli shock.
Cosa significa per i margini
Un'inflazione alla produzione del 13,5% sul mercato interno non si trasferisce interamente sui prezzi finali. Una parte viene assorbita dalle aziende, che vedono comprimersi i margini. Un'altra si traduce in aumenti per il consumatore, ma con ritardo. Il risultato è un sistema sotto pressione da mesi, dove i costi salgono più rapidamente dei ricavi.
Per chi opera sui mercati, questo dato rafforza l'ipotesi che la BCE non disponga di molto spazio per tagliare i tassi in modo aggressivo. L'inflazione importata dall'energia continua a circolare nel sistema produttivo, e i dati italiani lo evidenziano più chiaramente di quelli tedeschi o francesi. Non si tratta di un problema di domanda debole, bensì di costi che non diminuiscono.