Piero Ferrari ha deciso di aderire all'offerta di KKCG Maritime su Ferretti Group al prezzo di 3,9 euro per azione, dopo che il ceco Karel Komárek ha alzato la posta iniziale di 3,5 euro. Insieme a lui Stefano Domenicali, altro azionista di minoranza. Entrambi, però, vogliono mantenere il seggio in consiglio di amministrazione.

La mossa rivela come Ferrari consideri questa partecipazione: un investimento finanziario, non strategico. Quando il prezzo diventa interessante, si vende. L'interesse per il settore resta tuttavia intatto, così come la volontà di seguire da vicino l'evoluzione della società.

Consiglio diviso, strategia incerta

Il cda di Ferretti ha respinto l'offerta. Ferrari e Domenicali hanno però votato contro quella raccomandazione, invitando gli azionisti ad aderire. L'amministratore delegato Alberto Galassi si è astenuto. Tre posizioni diverse nello stesso consiglio, sintomo di visioni divergenti sul futuro del gruppo.

KKCG Maritime punta a salire dal 14,5% al 29,9% con questa opa parziale, che scade il 13 aprile. Il controllante rimane Weichai, gruppo cinese con una quota di maggioranza. Komárek si posizionerebbe come secondo azionista rilevante, con un peso sufficiente per condizionare le scelte strategiche.

Il nodo della governance

Vendere le azioni e restare in consiglio è una combinazione rara. Di solito chi esce dall'azionariato esce anche dagli organi sociali. Ferrari e Domenicali sembrano puntare a un accordo con KKCG per mantenere la presenza nel board, scommettendo che il ceco abbia interesse a tenerli dentro.

Sul piano operativo, Ferretti ha chiuso il 2024 con un dividendo previsto di 0,11 euro per il 2026. I numeri del gruppo rimangono solidi e la domanda di yacht di lusso regge nonostante l'incertezza macroeconomica. La partita vera però si gioca sulla proprietà, non sui bilanci.

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