Le borse europee salgono nella seduta odierna spinte dall'ipotesi che Washington e Teheran possano trovare un accordo diplomatico. Il Brent si porta a 115 dollari al barile, il WTI mantiene quota 101. Il gas naturale scambiato ad Amsterdam supera i 50 euro per megawattora.

È una giornata particolare. I listini salgono mentre l'energia si impenna — di solito accade il contrario. Ma quando c'è la prospettiva che una crisi si risolva senza escalation militare, i mercati comprano tutto: azioni perché il quadro migliora, petrolio e gas perché l'offerta resta sotto pressione.

Lo Stretto di Hormuz pesa ancora sulle forniture

Il greggio incorpora già settimane di tensioni concentrate su Hormuz. Circa il 20% del petrolio mondiale transita da lì. Anche se i negoziati avanzassero, le forniture restano più fragili di un mese fa. Gli Houthi continuano a operare contro obiettivi israeliani, l'Iran non ha allentato la presa sulla regione.

Il gas europeo risente della stessa dinamica. La dipendenza dalle rotte alternative al Golfo Persico è aumentata, i rigassificatori lavorano a pieno ritmo. Il mercato sconta uno scenario meno estremo rispetto a una settimana fa, ma ancora lontano dalla normalità.

Piazza Affari: oil&gas in evidenza, banche sotto pressione

A Milano il settore oil&gas registra la performance migliore, trainato da STMicroelectronics e dai titoli energetici. Sul fronte opposto scivolano le banche, con UniCredit in ribasso insieme al comparto europeo. Stellantis cede terreno in una giornata difficile per l'automotive.

Tokyo ha chiuso questa mattina quasi invariata, +0,03%, segnale che l'Asia non ha spinto né frenato il sentiment. L'Europa si è mossa in autonomia, leggendo le indiscrezioni sui colloqui diplomatici come un elemento positivo a breve termine.

In pratica: finché i negoziati restano sul tavolo senza rotture plateali, questo rimbalzo può reggere. Ma se Hormuz torna sotto minaccia concreta, il petrolio a 115 diventa un punto di partenza, non un picco.

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