Il Ftse Mib ha chiuso a 50.050 punti, con un rialzo dell'1,1%. Non succedeva dal 6 marzo 2000, quando l'indice toccò il massimo storico nel pieno della bolla tecnologica. Allora era Tiscali a trascinare il listino. Oggi è STMicroelectronics, salita del 2,26%, a spingere Milano verso livelli che sembravano irraggiungibili.

La differenza rispetto a 26 anni fa è evidente: nel 2000 si comprava qualsiasi cosa avesse un suffisso ".com", oggi il rally è concentrato sui semiconduttori e sull'intelligenza artificiale. Il contesto geopolitico è opposto: allora regnava l'ottimismo post-Guerra Fredda, ora scoppia una guerra in Medio Oriente con il petrolio che oscilla tra nervosismo e ritorno alla normalità.

Il debutto di Cerebras sul Nasdaq

Stesso giorno, stesso settore: Cerebras Systems ha esordito sul Nasdaq a 185 dollari per azione, chiudendo la prima seduta con un rialzo del 2,26%. L'azienda produce chip specifici per l'addestramento di modelli di intelligenza artificiale, tra cui il wafer-scale engine da 850mila core che compete direttamente con le GPU di Nvidia.

Il timing del collocamento è stato perfetto. Nvidia ha chiuso a 225,83 dollari (+2,29%), Micron Technology a 803,63 dollari (+4,83%). Il comparto semiconduttori è in piena euforia, con capitali che continuano a fluire verso tutto ciò che si lega all'AI. Cerebras ha raccolto capitale proprio nel momento in cui il mercato è disposto a pagare multipli elevati per chi fornisce le infrastrutture dell'intelligenza artificiale.

Milano segue il trend globale

STMicroelectronics beneficia dello stesso movimento. L'azienda italo-francese è esposta sia al comparto automotive — ancora in difficoltà — sia all'elettronica industriale, ma il mercato oggi prezza soprattutto la sua presenza nel mondo dei chip per AI. Il titolo è salito del 2,26%, trainando Piazza Affari oltre la soglia psicologica dei 50mila punti.

Il confronto con il 2000 rimane valido: anche allora il record arrivò spinto da un singolo settore in bolla speculativa. La differenza è che oggi i semiconduttori generano utili veri, fatturati in crescita e margini solidi. Ciò non significa che i prezzi siano sostenibili a lungo termine, ma almeno c'è un business reale alla base. Nel 2000 molte società quotate non avevano nemmeno un modello di ricavo definito.

Sullo sfondo rimane la tensione in Medio Oriente, con il petrolio che oscilla senza trovare una direzione chiara. Per ora i mercati azionari ignorano il rischio geopolitico e continuano a comprare tech. Finché regge, nessuno si lamenta.

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