L'accordo tra Stati Uniti e Iran sarà firmato venerdì a Ginevra, e i mercati hanno iniziato a festeggiare ancora prima della firma ufficiale. Piazza Affari ha toccato per la prima volta i 52.000 punti, trainata dal clima di distensione che allontana — almeno sulla carta — il rischio di un'escalation nello stretto di Hormuz.
Crollo delle materie prime energetiche
Il Brent è scivolato intorno agli 82 dollari al barile, il gas naturale europeo a 43 euro al megawattora. Non si tratta di aggiustamenti marginali: sono movimenti che riflettono un alleggerimento immediato della tensione geopolitica. Il mercato sta scommettendo che le forniture dal Golfo Persico — circa il 30% del greggio mondiale — tornino in una zona di sicurezza relativa.
Le borse europee hanno seguito lo stesso andamento. Milano ha guidato il rialzo, ma anche gli altri listini continentali hanno chiuso positivi. È il classico scenario da risk-on: quando cala la percezione del rischio estremo, gli asset più sensibili reagiscono per primi. L'energia, con tutti i settori collegati, funge da indicatore in tempo reale.
L'intesa e i prossimi giorni
L'accordo dovrebbe essere formalizzato venerdì. Fino a quel momento il mercato si muoverà su aspettative, non su certezze. Può bastare una dichiarazione inopportuna o un attacco isolato per rimettere tutto in discussione. Il petrolio sotto gli 83 dollari fotografa un momento, non una situazione stabile.
Sul Ftse Mib il superamento dei 52.000 punti era atteso da settimane, ma serviva un catalizzatore esterno. L'ha fornito la diplomazia. Ora resta da capire quanto durerà questa finestra di ottimismo e se i dati macro delle prossime settimane reggeranno il confronto con le aspettative. Per ora il mercato si prende una pausa dal rischio geopolitico e la sfrutta.
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