Da giovedì santo a Pasquetta gli automobilisti italiani spenderanno circa 1,3 miliardi di euro per fare il pieno. Non è un caso: è la combinazione di traffico da ponte lungo e prezzi del greggio che si muovono su livelli non visti da mesi.

Quanto pesa il Golfo sulla pompa

L'aumento dei carburanti arriva dal conflitto in Medio Oriente. Il Brent si era portato sopra i 75 dollari prima della tregua precaria, poi è rimasto a quel livello. Le compagnie non hanno fretta di abbassare i listini quando sanno che la situazione può riaprirsi da un momento all'altro.

Il governo ha prorogato il taglio delle accise — un cuscinetto di pochi centesimi al litro che serve più a contenere la reazione politica che a spostare davvero la bilancia per chi guida. In pratica: benzina e diesel costano ancora troppo per chi deve spostarsi, e il margine di manovra è quasi nullo.

Le cifre del weekend

1,3 miliardi è una stima basata sul traffico previsto: circa 12 milioni di veicoli in movimento, consumi medi e prezzi attuali alla pompa. Non sono soldi bruciati nel vuoto — vanno ai distributori, alle compagnie, allo Stato tramite accise e IVA. Ma per chi viaggia restano comunque 1,3 miliardi che escono dalle tasche in quattro giorni.

L'elemento rilevante: finché il rischio geopolitico rimane alto, i prezzi alla pompa non scendono. E questo vale anche se il barile dovesse calare di qualche dollaro. Il mercato sconta già la possibilità che lo Stretto di Hormuz diventi un problema vero, quindi i listini restano alti per precauzione.

Sul piano pratico, chi si muove questo weekend sa già che il conto sarà salato e che difficilmente cambierà nelle prossime settimane.

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