Il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran ha riaperto lo stretto di Hormuz, ma non ha raffreddato i prezzi del carburante per aerei. Le compagnie aeree continuano a segnalare carenze di cherosene e costi elevati, nonostante il Brent sia sceso dai massimi.

Le raffinerie non invertono rotta in due giorni

Il punto è semplice: quando la tensione sale, le raffinerie riducono la produzione di jet fuel e aumentano quella di gasolio e benzina. È una scelta operativa che avviene in poche ore. Tornare indietro richiede settimane, talvolta mesi. Il direttore della IATA è stato chiaro: le forniture e i prezzi del carburante per aerei non si normalizzeranno prima di mesi.

Le compagnie del Golfo, che rappresentavano il 14,6% della capacità internazionale nel 2024, hanno ridotto i voli. Parte di quella capacità viene coperta da altri operatori, ma il sistema nel complesso rimane sotto pressione. I collegamenti verso e dal Medio Oriente si stanno riorganizzando, non sono scomparsi.

I mercati hanno reagito al cessate il fuoco, le raffinerie no

Le borse europee hanno recuperato terreno mercoledì, dopo che Wall Street aveva chiuso in positivo martedì sera. Il Brent è sceso rispetto ai picchi toccati durante lo scontro, ma resta a livelli che pesano sui bilanci delle compagnie aeree. L'oro ha segnato nuovi massimi, segnale che gli investitori non considerano conclusa la partita.

Il Pakistan ha chiesto a Trump di prorogare la scadenza del cessate il fuoco e ha sollecitato l'Iran a mantenere aperto lo stretto. Nelle prime ore di mercoledì sono stati comunque segnalati nuovi attacchi. La tregua regge, ma nessuno si fida abbastanza da riportare la produzione di jet fuel ai livelli normali.

Sul piano operativo: chi gestisce portafogli esposti alle compagnie aeree europee deve considerare che i margini resteranno compressi ancora per settimane. Il carburante pesa tra il 25% e il 30% dei costi operativi. Se non scende, i conti del primo trimestre rifletteranno questa pressione.

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