I prezzi dell'energia in Italia restano il doppio rispetto a cinque anni fa. Gas naturale in rialzo del 70%, elettricità del 100%. Non è un'emergenza recente: è il livello base su cui il sistema industriale italiano lavora dal 2022.
La crisi energetica del 2022 ha lasciato un segno permanente. I prezzi sono scesi dai picchi del terzo trimestre di quell'anno, quando il gas toccò 340 euro per megawattora, ma non sono mai tornati ai livelli pre-conflitto ucraino. Il 2025 ha mantenuto i valori invariati rispetto al 2024, senza ulteriori rialzi ma senza recupero.
Il costo strutturale che rimane
Per le imprese italiane questo significa produrre con costi energetici stabilmente superiori del 70-100% rispetto al 2020. Non parliamo di volatilità temporanea: è il nuovo equilibrio. Chi produce acciaio, vetro, ceramica o chimica di base opera con margini compressi da tre anni. Alcuni settori hanno trasferito la produzione fuori dall'Italia. Altri hanno chiuso impianti.
Il dato sull'elettricità è ancora più netto: raddoppio in cinque anni. L'Italia produce oltre un terzo della sua energia elettrica con impianti termoelettrici a gas. Nel 2021 importavamo più del 45% di quel gas dalla Russia. Quel canale si è ristretto drasticamente dal 2022, costringendo a rifornimenti più costosi da altre fonti.
Mercato libero contro tutela
Chi era in mercato libero ha subito l'impennata in tempo reale. Chi restava in tutela ha beneficiato di contratti forward che non avevano ancora incorporato i prezzi di picco, pagando meno nel 2022. Ma il conto è arrivato nei primi trimestri del 2023, quando la tutela ha recuperato l'onere mentre i prezzi spot già scendevano.
Resta un fatto: l'Italia paga l'energia il doppio rispetto a cinque anni fa. Non è tornata la normalità, si è alzato il pavimento.
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