Andrea Orcel chiude la porta all'M&A bancario in Italia. Almeno per ora. Il CEO di UniCredit ha ribadito con chiarezza alla conferenza Mediobanca che le condizioni per muoversi sul mercato domestico non ci sono.
Non è una dichiarazione di principio, bensì una lettura del quadro attuale: con le banche italiane che quotano sopra il valore contabile e multipli gonfiati, non ha senso pagare premi d'acquisto. UniCredit ha chiuso i primi nove mesi con 8,7 miliardi di utile netto, in crescita del 13% anno su anno. Non è un gruppo che ha bisogno di operazioni a ogni costo per crescere.
Commerzbank sempre nel mirino
Diversa la situazione in Germania. Orcel ha ribadito che è probabile che UniCredit arrivi al controllo di Commerzbank. Non ha specificato quando, ma il tono è quello di chi ha già fatto i conti e aspetta il momento giusto per chiudere.
Il mercato bancario tedesco è frammentato, i clienti insoddisfatti, le fintech hanno spazio e le banche americane guadagnano quote. Per un gruppo che opera già in 13 paesi europei, la Germania rappresenta scala e margini da estrarre. UniCredit ha dimostrato di saper integrare acquisizioni: la partita con Commerzbank ha logica industriale, non è un'operazione di facciata.
La posizione da spettatore conviene
In Italia, UniCredit resta a guardare. Orcel ha detto che valuterà eventuali opportunità se le condizioni diventassero favorevoli, ma non è una priorità. Il gruppo può crescere organicamente, distribuire capitale agli azionisti e battere il mercato senza dover acquisire.
La logica è semplice: se i multipli sono alti e i premi richiesti esagerati, conviene restare fermi. Il risiko bancario si fa quando conviene, non perché ci si aspetta una mossa. UniCredit ha i numeri per permettersi di scegliere tempi e target. E Orcel ha chiarito che, per ora, l'Italia non è sul tavolo.
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