La Nasa ha deciso di accantonare il progetto Gateway, la stazione orbitale che doveva orbitare attorno alla Luna come tappa intermedia per le missioni Artemis. Con quel cambio di rotta salta anche il modulo I-Hab, affidato a Thales Alenia Space e costruito nello stabilimento di Torino. Non è una questione tecnica: è una scelta di priorità. Washington preferisce concentrare i 20 miliardi di dollari previsti per il programma lunare direttamente sulla superficie, evitando stazioni intermedie.
Perché cambia il piano
Il Gateway era nato come punto di appoggio permanente in orbita lunare: un luogo dove agganciare i moduli, fare rifornimento e coordinare le operazioni. Ma costa, rallenta i tempi e aggiunge complessità. La Cina intanto spinge sul suo programma e punta a una base lunare propria entro il 2035. Gli Stati Uniti non vogliono arrivare secondi e scelgono la via più diretta: moduli sulla superficie, habitat operativi subito, niente fermate intermedie.
Una fetta importante della filiera italiana salta così dalla commessa. Thales Alenia Space a Torino aveva già avviato la progettazione del modulo abitativo. Anche l'Agenzia Spaziale Italiana aveva investito sulla partecipazione ai moduli Habitat Multiuso previsti nel programma Artemis. Ora quei piani vanno rivisti, e non è ancora chiaro quale ruolo resterà all'industria europea nella nuova configurazione.
Impatto sulla filiera
La Space Economy italiana vale oltre 2 miliardi di fatturato e Thales Alenia Space è uno dei poli principali. Perdere una commessa del genere non mette in crisi l'azienda, ma riduce il margine di crescita su programmi ad alto contenuto tecnologico. Il settore aerospaziale italiano ha sempre puntato su moduli pressurizzati, sistemi di supporto vitale e integrazione complessa. Tutte competenze che servono anche per le basi lunari di superficie, ma adesso bisogna riposizionarsi rapidamente.
La Nasa ha già fatto capire che il programma Artemis prosegue con un'architettura diversa. I contratti per i lander, i rover e i sistemi di alimentazione sulla Luna restano aperti. L'industria italiana può ancora giocarsi delle carte, ma deve adattarsi a uno scenario che privilegia moduli compatti, autonomi e pronti per il dispiegamento rapido. Non più infrastrutture orbitali da assemblare in più lanci.
Sul piano operativo, chi aveva posizioni lunghe su titoli aerospace europei legati ai programmi lunari deve tenere conto che il quadro si è ristretto. La competizione con fornitori americani si fa più serrata, e i margini dipenderanno dalla capacità di offrire tecnologie scalabili a costi competitivi. La corsa alla Luna si è spostata dal cielo alla superficie.
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