Una startup italiana di guida autonoma ha chiuso un round da 38 milioni di euro. Niulinx, spin-off del Politecnico di Milano, punta a lanciare un servizio di robotaxi in Europa entro tre anni. Il capitale proviene da un mix di utility, infrastrutture e industria: A2A e CDP Equity guidano il gruppo, seguiti da Ferrovie dello Stato, Pirelli, Falck Family Office e Most.

Tecnologia italiana, mercato europeo

Il progetto si chiama robosharing e l'obiettivo è chiaro: creare un'alternativa europea ai robotaxi americani e cinesi. La tecnologia è sviluppata al PoliMi, uno dei pochi centri europei con competenze verticali sulla guida autonoma. Il piano prevede veicoli a guida autonoma in condivisione, non in vendita diretta al pubblico.

Il mix di investitori racconta la strategia. A2A porta competenze energetiche e infrastrutture di ricarica. CDP e FS guardano alla mobilità urbana e alle reti di trasporto. Pirelli entra dal lato dei pneumatici connessi, con sensori integrati che migliorano percezione e sicurezza. Most, fondo di venture capital, copre il profilo finanziario.

Il nodo normativo italiano

In Italia il servizio non può partire subito. Il quadro regolamentare sulla circolazione di veicoli autonomi è ancora incompleto. I test su strada pubblica sono possibili solo in aree limitate e con autorizzazioni specifiche. Altri Paesi europei, i Paesi Bassi in testa, hanno già approvato sperimentazioni più ampie. Questo spiega perché Niulinx punta prima al mercato europeo e solo dopo all'Italia.

Il round da 38 milioni è significativo per il venture italiano, soprattutto in un settore capital intensive come la guida autonoma. Resta comunque un ticket piccolo rispetto ai miliardi che Waymo, Cruise o Apollo hanno bruciato per arrivare a operare su scala commerciale. Il vantaggio competitivo dovrà venire dalla capacità di integrare tecnologia e infrastrutture esistenti, non dalla corsa a bruciare capitale.

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