I dati Cerved sui pagamenti tra imprese a fine 2024 mostrano un peggioramento concentrato soprattutto nelle realtà più piccole. Le microimprese registrano ritardi medi in crescita del 20% rispetto all'anno precedente, con una quota del 10,7% di pagamenti oltre i 30 giorni dalla scadenza — la percentuale più alta tra tutte le categorie dimensionali.
Il quadro è sbilanciato: le microimprese pagano più spesso alla scadenza (44,3% dei casi), ma quando vanno in ritardo lo fanno pesantemente. Il 4,8% dei loro pagamenti supera i 90 giorni, il doppio della media delle grandi imprese (3,9%). Questo segnala una capacità contrattuale ridotta e margini operativi sotto pressione.
Agricoltura e costruzioni peggiorano nel quarto trimestre
L'ultimo trimestre 2024 accelera i ritardi in settori già fragili. In agricoltura i giorni medi di ritardo passano da meno di 10 a quasi 15. Anche costruzioni, trasporti, chimica e metalli registrano un allungamento visibile dei tempi. Sono comparti dove la catena del valore è lunga e il capitale circolante è decisivo. Un rallentamento nei pagamenti si trasferisce immediatamente sulla liquidità disponibile per gli investimenti.
Liquidità sotto osservazione
La media italiana dei tempi di pagamento supera i 65 giorni. Non è un allarme rosso, ma la direzione non è buona. Per una microimpresa che lavora su margini stretti, 15 giorni in più di attesa possono significare ritardo negli stipendi o rinvio di un acquisto necessario. Le grandi imprese mantengono standard migliori — pagano in ritardo grave solo nel 3,9% dei casi — ma questo crea un divario crescente lungo la filiera.
Chi opera con fornitori di piccole dimensioni deve tenere d'occhio questi numeri. Non tanto per il rischio di insolvenza — che resta contenuto — quanto per capire se il partner ha spazio per assorbire un ordine extra o negoziare una dilazione. La capacità operativa si misura anche dalla velocità con cui gira il denaro.
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