L'ultima manovra prima della fine della legislatura mette il governo di fronte a un bivio netto: chiudere i conti o aprire il portafoglio in vista del voto. Il ministero dell'Economia spinge per il rigore, le forze di maggioranza vogliono misure ad alto impatto elettorale. Il risultato è un testo che prova a tenere insieme entrambe le cose, con tutte le tensioni che ne derivano.

Dove si trovano le coperture

Sul fronte delle entrate, circa 11 miliardi nel triennio arrivano da banche e assicurazioni. L'Irap sale al 6,65% per gli intermediari finanziari e al 7,90% per le compagnie di assicurazione nel triennio 2026-2028. Non è una tassa una tantum, ma un aumento strutturato che vale per tre anni. L'opposizione interna alla maggioranza su questo punto non è marginale: c'è chi ritiene che scaricare il peso sulle banche rischi di tradursi in minore credito all'economia reale.

Le misure in discussione includono aumenti delle pensioni minime e incentivi fiscali per i lavoratori autonomi. Sul tavolo anche interventi sull'Irpef, che però devono fare i conti con margini di bilancio stretti. La sintesi tra rigore e campagna elettorale produce un testo con molti compromessi e poche scelte nette.

Tensioni interne alla maggioranza

Il punto critico è che ciascuna forza politica ha i suoi cavalli di battaglia. C'è chi punta sulle pensioni, chi sulle aliquote Irpef, chi su misure per le partite IVA. Il risultato è un negoziato continuo su chi ottiene cosa e a quale costo. Il vincolo di bilancio imposto dall'Europa non lascia molto spazio: le coperture devono essere credibili e il tempo per trovarle è limitato.

Il vero banco di prova sarà la tenuta della maggioranza quando si passerà dal dibattito politico al voto finale. Ogni forza sa che è l'ultima manovra prima delle elezioni e nessuno vuole arrivare alla campagna elettorale senza aver ottenuto almeno una delle proprie priorità. Il rigore dei conti, invece, si vedrà dopo.

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