Al forum UK-Italy Business & Investment gli investitori britannici hanno messo sul tavolo un dato che da noi passa quasi inosservato: il mercato italiano del credito alternativo sta crescendo, e velocemente. Non è retorica da convegno. È che chi gestisce capitali a Londra vede nell'Italia un terreno dove le riforme degli ultimi anni iniziano a produrre condizioni operative migliori.
Il debito privato come leva per le Pmi
La parte più interessante riguarda il private credit. Mentre sui mercati azionari prevale la cautela, sul versante del debito — direct lending e minibond in particolare — l'attività è sostenuta. La spiegazione non è solo tecnica: in un contesto dove il credito bancario tradizionale rimane selettivo, le piccole e medie imprese italiane cercano fonti alternative, e gli investitori istituzionali esteri, privi di vincoli domestici, operano proprio su questo segmento.
La riforma del Fondo di Garanzia Pmi e l'entrata in vigore della CRR3 hanno dato una spinta concreta. La garanzia collettiva dei Confidi torna a essere uno strumento utile perché riduce l'assorbimento di capitale per chi presta. Non è una novità di principio, ma il quadro normativo attuale rende l'operatività più fluida rispetto a due anni fa.
Venture capital ancora indietro
Sul fronte equity la situazione è diversa. Il mercato italiano del venture capital resta sottodimensionato rispetto a Regno Unito, Germania e Francia. Non per mancanza di progetti, ma per scarsa profondità del mercato degli investitori istituzionali locali. Chi ha capitale da allocare su startup e scale-up continua a preferire ecosistemi più liquidi e con exit più rapide.
Questo spiega perché l'interesse londinese per l'Italia si concentri su strumenti di debito e operazioni di direct lending a società già strutturate, piuttosto che su round seed o Series A. Il rischio percepito è diverso e i tempi di ritorno più prevedibili.
In pratica: le riforme funzionano quando creano opportunità misurabili. Sul credito alternativo alle Pmi, il mercato italiano oggi offre rendimenti adeguati al rischio in un contesto normativo più stabile. Gli investitori britannici se ne sono accorti.
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