Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo Economico della Lombardia, ha lanciato un allarme netto: i costi dell'energia sono tornati a livelli che bloccano la produzione. Non è retorica da campagna elettorale — il problema è concreto e sta già producendo effetti: aziende che valutano fermi produttivi, ricorso alla cassa integrazione in aumento, decisioni di investimento congelate.

Il problema non è solo il prezzo spot

Il punto non è solo il livello del prezzo del gas naturale sul mercato europeo, che comunque resta sopra 50 euro/MWh — tre volte la media pre-2021. Il problema è la struttura dei costi energetici industriali in Italia, che comprende oneri di sistema, accise e costi di rete. Risultato: anche quando il TTF scende, le bollette delle imprese lombarde restano tra le più alte d'Europa.

Per un'azienda manifatturiera energivora — fonderia, cartiera, ceramica — significa margini operativi azzerati. La Lombardia non è solo Milano e terziario: rappresenta il 20% della produzione industriale italiana, con migliaia di PMI che operano su margini sottili. Quando l'energia costa troppo, non basta tagliare i costi: o fermi le linee o chiudi.

La richiesta: price cap europeo

Guidesi chiede un intervento a livello UE: un tetto al prezzo del gas che sia strutturale, non solo emergenziale. Non è una posizione isolata — la stessa discussione è in corso in Germania e Francia, dove l'industria chimica e quella dell'acciaio subiscono il medesimo processo di deindustrializzazione silenziosa.

Il problema è politico: serve una decisione comunitaria, e al momento Bruxelles non sembra intenzionata a muoversi. Il meccanismo di correzione del mercato (MCM) esiste, ma scatta solo sopra 180 euro/MWh — una soglia che esclude il 90% delle situazioni di crisi reale per le imprese.

Cosa significa per chi opera

Per chi ha esposizione sul mercato italiano — azioni di industriali energivori, utilities, fornitori — questo è un fattore di rischio strutturale. Non si tratta di uno shock improvviso come nel 2022, ma di una compressione lenta dei margini che porta a tagli di produzione, delocalizzazioni e riduzione degli organici.

Il mercato non prezza ancora completamente questo scenario. Finché il gas resta caro e l'Europa non interviene, il tessuto industriale del Nord Italia continua a perdere competitività. E quando un'impresa ferma una linea per sei mesi, spesso non la riaccende più.

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