Il gasdotto Transmed ha movimentato 20 miliardi di metri cubi nel 2025, confermando l'Algeria come primo fornitore di gas via tubo dell'Italia. In sei anni il flusso dal Paese nordafricano è cresciuto del 67%.
L'aumento non è casuale. Dopo il febbraio 2022 l'Italia ha dovuto riscrivere la mappa delle forniture. La Russia copriva il 40% dell'import, ma quel canale si è chiuso progressivamente. L'Algeria ha assorbito parte del vuoto. Eni ha accelerato gli investimenti nel giacimento di Berkine Sud e rafforzato le infrastrutture di trasporto. Oggi il flusso stabile rappresenta circa il 30% del gas importato dall'Italia.
Il GNL cresce più veloce del gasdotto
Mentre il Transmed aumentava i volumi, il terminale di rigassificazione ha registrato risultati superiori. L'import di GNL è salito del 40% nei primi mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Oggi il gas liquefatto copre un terzo della domanda interna. Qatar, Stati Uniti e Algeria — quest'ultima esporta anche via nave — hanno riempito le metaniere dirette in Italia.
Questo ha modificato il mix energetico. Sei anni fa l'Italia dipendeva per due terzi dai gasdotti, mentre adesso il peso si è riequilibrato. Il GNL offre maggiore flessibilità di approvvigionamento e permette di cambiare fornitore con più rapidità, ma costa di più. Il gas via tubo resta più economico quando il flusso è garantito.
L'Algeria resta il perno, ma non l'unico
L'interscambio commerciale con l'Algeria ha toccato i 14 miliardi di euro: 11 miliardi di import, quasi tutto gas, e 2,9 miliardi di export italiano tra macchinari, prodotti chimici e raffinati. Il legame energetico si è tradotto in integrazione industriale. Eni è operatore chiave nei giacimenti algerini da decenni, e questo accesso diretto alle riserve ha permesso all'Italia di accelerare quando necessario.
La dipendenza da un singolo Paese si è ridotta, ma l'Algeria rimane un partner strategico. Il Transmed attraversa la Tunisia e arriva direttamente in Sicilia: un'infrastruttura fisica che non si sostituisce dall'oggi al domani. Con il Medio Oriente sotto tensione, avere 20 miliardi di metri cubi garantiti via tubo da un Paese stabile vale più di qualsiasi contratto spot.