Giorgia Meloni chiude il tour nel Golfo con tre tappe — Arabia Saudita, Qatar ed Emirati — e un dato concreto: l'interscambio commerciale con questi tre Paesi ha toccato i 26 miliardi di euro nel 2025. La bilancia commerciale resta positiva, trainata dalle esportazioni italiane.

La premier ha incontrato il Principe Ereditario saudita Mohammed bin Salman a Gedda, poi si è spostata a Doha e Abu Dhabi. Non è un giro di cortesia: è in gioco il consolidamento della partnership strategica avviata durante la missione di gennaio 2025 ad Al Ula, con particolare attenzione al tema della sicurezza regionale.

Perché l'Italia si muove adesso

La tempistica non è casuale. Con le tensioni sullo Stretto di Hormuz ancora aperte e le rotte commerciali sotto pressione, presidiare i rapporti con i grandi produttori del Golfo diventa una mossa necessaria. L'Italia importa energia e materie prime da quest'area ed esporta macchinari, tecnologia e beni intermedi. Un interscambio da 26 miliardi non si costruisce per caso e non si sostiene senza una presenza politica costante.

La dichiarazione di Meloni è esplicita: «Essere presenti nei luoghi dove si decide una parte fondamentale della nostra sicurezza e del nostro futuro economico». In altre parole, per mantenere i contratti e garantire le forniture senza interruzioni al primo scossone geopolitico, è necessaria una presenza diretta.

Cosa resta sul tavolo

Oltre ai numeri dell'interscambio, i colloqui hanno affrontato la stabilizzazione dello Stretto di Hormuz — tema centrale per i flussi energetici globali — e il rafforzamento degli accordi bilaterali siglati a gennaio. Non si tratta di memorandum generici, ma di contratti su infrastrutture, energia e difesa.

La strategia italiana nel Golfo non cambia da anni: mantenere canali aperti con tutti, evitare di schierarsi in blocchi rigidi, costruire relazioni commerciali solide che resistano alle oscillazioni politiche. Finora ha funzionato. La sfida vera sarà preservare questo equilibrio quando le tensioni regionali torneranno a salire.

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