Dieci paesi europei hanno firmato un accordo per costruire una rete di difesa antimissile continentale. Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna e altri hanno sottoscritto l'impegno dopo il vertice NATO di luglio ad Ankara. Non si tratta di un documento di intenti: ci sono progetti industriali già in fase avanzata e tempistiche precise.

Leonardo al centro con Michelangelo Dome

Il sistema Michelangelo Dome di Leonardo è l'architettura digitale che dovrebbe integrare i diversi scudi antimissile nazionali in un unico sistema coordinato. Funziona con intelligenza artificiale e punta a gestire minacce simultanee da missili balistici e droni. L'amministratore delegato Roberto Cingolani ha quantificato le ricadute economiche in 21 miliardi di euro entro il 2035, cifra che include forniture, sviluppo tecnologico e indotto industriale sul territorio italiano.

Il sistema dovrebbe essere operativo entro fine decennio. Non è un prototipo da laboratorio: a dicembre 2024 è stato completato il primo lancio di qualifica del Samp/T NG, il missile superficie-aria di nuova generazione equipaggiato con il radar KRONOS Grand Mobile High Power. Si tratta di un sensore AESA multiruolo capace di tracciare più bersagli contemporaneamente su distanze maggiori rispetto alle versioni precedenti.

Perché adesso

La spinta arriva da due fattori. Il primo è la guerra in Ucraina, che ha dimostrato quanto i sistemi di difesa aerea siano determinanti quando le ostilità sono prolungate e gli attacchi missilistici sistematici. Il secondo è la pressione americana affinché gli alleati europei investano di più in difesa. Washington ha smesso di essere disponibile a coprire i deficit di capacità altrui e lo ha fatto sapere con crescente chiarezza negli ultimi anni.

Per l'industria italiana della difesa si apre uno spazio rilevante. Leonardo ha già fornito sistemi Samp/T a Italia e Francia e adesso punta a posizionarsi come fornitore principale per l'intera coalizione europea. Il fatto che l'Italia sia tra i promotori dell'accordo dà al gruppo un vantaggio competitivo rispetto ad altri contractor europei che arrivano con minore credibilità politica.

In concreto

I tempi di consegna dei sistemi difensivi sono lunghi: anche con accelerazioni industriali, parlare di fine decennio per avere uno scudo operativo significa cinque anni di sviluppo, test e integrazione. Nel frattempo l'Europa resta scoperta su ampie porzioni di territorio. La coalizione ha senso se riesce a evitare duplicazioni nazionali e a concentrare le risorse su piattaforme comuni. Se ogni paese procede per conto proprio con sistemi non compatibili, si perde efficienza operativa e si gonfiano i costi.

Il mercato per ora guarda questi annunci come promesse industriali di lungo periodo. Le ricadute sui titoli della difesa europea si vedranno quando arriveranno contratti firmati e allocazioni di budget concrete. Per Leonardo, il 2025 sarà l'anno in cui si capirà se Michelangelo Dome resta un progetto sulla carta o diventa una commessa strutturale.

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