L'Italia ha presentato sette progetti per il riconoscimento come iniziative strategiche nell'ambito del Critical Raw Materials Act europeo. Si tratta della seconda tornata di selezione, dopo che nella prima fase quattro progetti italiani nel settore del riciclo avevano già ottenuto lo status strategico.
Dalla grafite ai pannelli: cosa c'è in campo
I progetti coprono sia il recupero che la trasformazione di materiali critici. Si tratta di un elemento importante: mentre la Cina controlla oltre il 60% della raffinazione globale di grafite e il 90% delle terre rare, l'Europa cerca di ricostruire filiere domestiche partendo da quello che già possiede — gli scarti industriali.
Il riciclo di batterie, magneti permanenti e componenti elettronici consente di bypassare le forniture primarie. Non risolve il problema della dipendenza, ma riduce l'esposizione a blocchi improvvisi o pressioni politiche sulle esportazioni. La Commissione europea ha valutato questi progetti secondo criteri di fattibilità tecnica e impatto sulla sicurezza degli approvvigionamenti.
Perché conta il riconoscimento strategico
Lo status di progetto strategico sblocca l'accesso prioritario a fondi europei e semplificazioni autorizzative. In alcuni casi riduce i tempi di approvazione da anni a mesi. Per le imprese italiane significa poter competere con player cinesi o americani che godono di sostegno pubblico massiccio da tempo.
Il pacchetto complessivo dei progetti strategici UE richiede investimenti superiori a 22 miliardi di euro. L'Italia si posiziona su segmenti ad alto valore — trasformazione e recupero — dove servono competenze industriali più che accesso diretto ai giacimenti. È una scelta coerente con la struttura produttiva del paese, concentrata sulla lavorazione e la manifattura avanzata.
Sul piano concreto: se questi progetti diventano operativi nei prossimi tre anni, l'Europa ridurrà la quota di grafite e terre rare importate dalla Cina di circa il 15-20% entro il 2030. Non è autosufficienza, ma è sufficiente per evitare che una decisione di Pechino blocchi intere filiere produttive.
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