L'Istat stima un'inflazione annua del +2,8% ad aprile 2026, con un balzo mensile dell'1,2%. La causa principale è il ritorno prepotente dei prezzi energetici: i regolamentati passano da −11,6% a −1,6%, i non regolamentati da −6,2% a −2,0%. Un anno fa pagavamo meno per luce e gas; oggi la differenza si è quasi azzerata.

L'energia riaccende i prezzi, gli alimentari accelerano

Il dato mensile dell'1,2% è tra i più alti degli ultimi due anni. A marzo l'inflazione tendenziale era all'1,7%, ora siamo quasi un punto percentuale sopra. L'energia regolamentata ha smesso di scendere e quella di mercato libero sta recuperando terreno. Gli alimentari non lavorati passano da +3,7% a +4,7%: frutta, verdura, pesce e carne costano più di un mese fa, e il trend non accenna a fermarsi.

I servizi ricreativi rallentano — dettaglio marginale in questo contesto — ma il carrello della spesa pesa di più e le bollette hanno ripreso a salire. La combinazione che erode il potere d'acquisto più velocemente è quella di beni essenziali e costi fissi entrambi in rialzo nello stesso mese.

Il conflitto in Iran si vede subito nei numeri

L'impatto della guerra in Medio Oriente sui prezzi energetici era atteso e si è materializzato senza sorprese. Il petrolio ha tenuto sopra i 90 dollari per settimane, il gas naturale europeo ha registrato picchi sopra i 50 euro per megawattora. Anche se le forniture fisiche non sono state interrotte, il rischio di escalation si è scaricato subito sui mercati a termine, e da lì sui contratti di fornitura.

L'Istat prevede un'inflazione annua tra l'1,8% e il 2,2% per il 2026. Se l'energia resta su questi livelli, il range superiore diventa più probabile. La dinamica è chiara: finché il quadro geopolitico non si stabilizza, i prezzi al consumo continueranno a risentirne, con l'energia come amplificatore principale.

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