Coldiretti torna al Brennero il 27 aprile con diecimila agricoltori. Non è una manifestazione qualunque: il tema è esplicito. «Abbiamo bisogno della pace. A pagare il conto della guerra sono sempre i contadini e la salute dei cittadini consumatori».

Il messaggio arriva da Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo, che guidano la protesta dalle 7.30 alle 17 con rappresentanti di tutte le regioni italiane. L'obiettivo dichiarato è modificare il codice doganale e difendere la produzione nazionale da etichette fasulle e costi fuori controllo.

Cosa c'entrano i conflitti con i prezzi dei fertilizzanti

Il collegamento tra guerra e agricoltura è diretto. I costi energetici e delle materie prime — fertilizzanti in testa — dipendono da scenari internazionali che sfuggono al controllo degli agricoltori. Quando si interrompono flussi commerciali strategici, i prezzi salgono. Chi produce in Europa paga il conto doppio: costi elevati per restare competitivo e concorrenza di prodotti esteri che entrano senza rispettare gli stessi vincoli di produzione.

La questione delle etichette ingannevoli è nota: merci che transitano dal nostro paese con lavorazioni minime e poi vengono vendute come italiane. Il danno è duplice, sia per chi produce rispettando regole stringenti sia per il consumatore, che paga di più credendo di acquistare un prodotto che in realtà non è.

La richiesta sul codice doganale

Coldiretti chiede interventi normativi precisi per bloccare le importazioni che mascherano origine e standard di produzione. Il Brennero non è un luogo scelto a caso: è uno dei principali punti di passaggio delle merci provenienti dal Nord Europa.

Sul piano operativo, il settore primario continua a subire dinamiche che lo espongono a difficoltà strutturale. I margini si comprimono mentre i costi restano rigidi al rialzo. Quando i conflitti internazionali toccano catene di fornitura cruciali — energia, cereali, fertilizzanti — l'effetto si scarica interamente sul produttore finale.

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