Sono 398 gli impianti di biometano che hanno ottenuto gli incentivi del decreto di settembre 2022 legato ai fondi PNRR. La capacità complessiva arriva a 1,3 miliardi di metri cubi. Un numero che inizia a contare, ma che da solo non basta ancora a centrare gli obiettivi fissati per il 2030.

Dove siamo e dove dobbiamo arrivare

Il target italiano è fissato a 5,7 miliardi di metri cubi all'anno entro il 2030. Nel 2024 ne abbiamo prodotti circa 0,4 miliardi. Gli impianti operativi oggi sono poco più di cento. I 398 progetti approvati rappresentano quindi un salto dimensionale netto, sempre che vengano tutti completati nei tempi previsti.

Sul piano europeo, la capacità produttiva ha già superato gli 8 miliardi di metri cubi. L'Italia punta a 2,3 miliardi entro il 2026 con gli impianti in cantiere. La distanza rispetto agli altri paesi europei resta ampia, ma il ritmo di crescita è partito.

Perché conta dal punto di vista energetico

Il biometano è metano ricavato da rifiuti organici e scarti agricoli. Può essere immesso direttamente nella rete gas esistente senza modifiche alle infrastrutture. Non serve costruire nuove centrali o reti di distribuzione: si usa quello che già c'è.

Per un paese che importa oltre il 90% del gas naturale, ogni metro cubo prodotto internamente riduce la dipendenza da forniture estere. Non risolve il problema, ma lo attenua. Con il sistema di incentivi del PNRR, molti progetti che prima non stavano in piedi economicamente ora diventano fattibili.

Sul piano operativo, i prossimi due anni diranno se il numero di impianti autorizzati si trasformerà davvero in produzione effettiva. I progetti ci sono. Ora servono cantieri chiusi e impianti accesi.

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