Le prime 1.700 società italiane per dimensione hanno chiuso il 2025 con ricavi in crescita dello 0,5%. Poco, ma è il primo segno più dopo due anni in rosso: −6,2% nel 2023, −3% nel 2024. L'indagine Mediobanca fotografa un'inversione sottile, sostenuta quasi interamente dall'export.

Export traina, mercato interno resta fermo

Le esportazioni sono salite del 3,3%, mentre il mercato interno ha ceduto l'1%. Il dato conferma una dinamica ormai strutturale: le imprese crescono vendendo fuori, non dentro. Chi ha riorientato la produzione verso mercati esteri tiene, chi dipende dalla domanda interna fatica.

Nel decennio il quadro si amplia: i ricavi aggregati sono aumentati del 39,6%. Non è una crescita lineare, ma mostra che il tessuto industriale di fascia alta — quello con oltre 500 dipendenti — ha retto l'urto delle crisi recenti.

Investimenti a livelli record

Il dato più significativo è altro: gli investimenti hanno raggiunto 35,5 miliardi di euro, il picco del decennio. Le aziende non si limitano a sopravvivere, stanno allocando capitale. Dopo anni di incertezza energetica, tassi alti e domanda compressa, questo segnale indica che chi guida le imprese vede margini di manovra.

Queste 1.700 società rappresentano il 43% del fatturato dell'intera industria italiana e quasi metà di quello manifatturiero. Non sono l'intero sistema produttivo, ma la sua parte più esposta ai cicli globali e quella con maggiore capacità di investimento. Quando questa fascia alza la spesa in conto capitale, significa che le previsioni interne non sono difensive.

Un rimbalzo tecnico o qualcosa di più solido?

Lo 0,5% di crescita non autorizza entusiasmi, ma spezza una sequenza negativa durata due anni. Se il 2026 confermerà l'andamento — e dipenderà molto dalla tenuta della domanda europea e americana — si potrà parlare di ciclo in ripresa. Per ora il quadro è questo: i ricavi tornano positivi, gli investimenti sono al massimo, il mercato interno resta debole.

Chi opera sui mercati segue questi dati non per sentiment, ma perché gli investimenti delle imprese anticipano ordini, margini e flussi di cassa. Quando le aziende mettono a terra 35,5 miliardi, qualcosa si sta muovendo.

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