Le piazze europee hanno aperto la settimana in modalità difensiva. Il motivo è chiaro: il petrolio sale e le trattative tra Washington e Teheran sono ferme. Il Brent ha superato i 107 dollari al barile dopo che Trump ha rigettato ogni ipotesi di accordo a breve termine. Il WTI viaggia sopra gli 85 dollari.

Il greggio ai massimi da cinque mesi

L'ultimo rialzo del greggio arriva in un momento in cui i mercati non avevano ancora digerito completamente le tensioni dello Stretto di Hormuz. Ora lo stallo diplomatico riporta il rischio di un'escalata concreta. Il risultato: chi produce petrolio guadagna terreno, chi lo consuma perde margini.

A Milano, Eni avanza del 3% beneficiando non solo del rialzo del Brent, ma anche delle prospettive sul Venezuela. Saipem segue con un +2,4%. Il resto del listino però non festeggia: l'energia più cara pesa sui margini industriali e comprime la domanda futura.

Spread e dollaro in territorio tranquillo

Lo spread BTP-Bund resta fermo a 92 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 4,54%. Il dollaro si mantiene vicino ai massimi degli ultimi due mesi, sostenuto dall'incertezza globale che tende a rafforzare la valuta americana. Non è ancora un'ondata di risk-off piena, ma il clima è cambiato rispetto a una settimana fa.

Il punto da seguire nelle prossime sedute: se il Brent resta sopra i 105 dollari per più giorni, le banche centrali dovranno ricalibrare gli scenari inflattivi. In tal caso, le attese sui tagli dei tassi potrebbero spostarsi ancora più avanti.

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