Meloni ha inviato una nuova lettera a Bruxelles per ottenere margini di manovra fiscale aggiuntivi rispetto alle regole ordinarie. Non si tratta solo della clausola nazionale per spese in difesa ed energia, già sul tavolo. Il governo punta a una doppia deroga: una per le misure anti-inflazione, l'altra per gli investimenti strategici.
La pressione sui prezzi come argomento negoziale
La richiesta si basa sull'aumento sostenuto dei costi energetici registrato quest'anno. Petrolio e gas hanno segnato rialzi rispettivamente dell'80% e del 156% da inizio anno. Roma sostiene che contenere l'impatto sui bilanci delle famiglie e delle imprese richiede interventi di spesa che non possono rientrare nei vincoli standard del Patto di Stabilità. La partita si gioca nelle riunioni della prossima settimana, dove l'Italia cercherà di far passare il principio che una crisi energetica di questa portata giustifica margini fiscali straordinari.
Quanto spazio può ottenere l'Italia
Le indiscrezioni indicano che Bruxelles potrebbe concedere flessibilità tra il 2026 e il 2028 fino a un massimo complessivo dello 0,6% del PIL, destinato però agli investimenti. Significa circa 12-13 miliardi spalmati su tre anni. Non è chiaro se questa cifra comprenderà anche le spese anti-inflazione o se Roma riuscirà a ottenere una deroga separata. L'Italia chiede spazio, la Commissione risponde con paletti stretti e tempistiche diluite. Stavolta il governo può giocare la carta dell'emergenza energetica condivisa da tutta Europa, un argomento più solido rispetto alle richieste generiche di flessibilità degli anni passati.
Sul piano pratico, la vera partita è capire se Bruxelles accetterà di distinguere tra spese correnti per calmierare i prezzi e investimenti produttivi. Se passa il principio della doppia deroga, si apre uno spazio di manovra reale. Se invece tutto confluisce in un unico contenitore con il tetto dello 0,6%, i margini restano risicati.
Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.