Paolo Gentiloni ha messo sul tavolo quello che ormai tutti sanno ma nessuno vuole dire chiaramente: il Next Generation EU è stato un punto di svolta, ma quella stagione non può finire lì. Servono nuovi strumenti di finanziamento comuni, soprattutto su due fronti: difesa e tecnologia.
Difesa e tech: dove l'Europa ha bisogno di spendere insieme
Il commissario uscente all'Economia ha indicato le spese per la difesa comune come esempio concreto di dove muoversi. Con il quadro geopolitico attuale, le spese militari nazionali frammentate non bastano più. Coordinare gli acquisti e sviluppare capacità industriali congiunte richiede debito comune, esattamente come è accaduto con il Recovery Fund.
Sul fronte tecnologico il ragionamento è simile. L'Europa ha accumulato anni di ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina in chip, intelligenza artificiale e infrastrutture digitali. Colmare quel divario con i soli bilanci nazionali è impossibile. La Commissione ha ripetuto più volte che servono investimenti massicci e rapidi, il che significa emettere debito a livello europeo.
L'unione dei mercati di capitali torna in agenda
Gentiloni ha rilanciato anche l'altra questione: l'unione dei mercati di capitali. Un tema che circola da dieci anni senza mai decollare realmente. L'idea è che il risparmio privato europeo, enorme ma frammentato, possa essere convogliato verso investimenti produttivi attraverso mercati finanziari più integrati. Meno banche, più capitali diretti alle imprese.
Il problema è che ogni paese protegge il proprio sistema finanziario e le resistenze politiche sono forti. Ma se davvero l'Europa vuole finanziare difesa e innovazione senza fare solo debito pubblico, deve trovare il modo di mobilitare il risparmio privato su scala continentale.
In concreto, la stagione del debito comune europeo non è chiusa. Anzi, potrebbe allargarsi ben oltre il Recovery. La domanda rimane se i governi nazionali accetteranno di cedere ancora sovranità fiscale oppure torneranno a frammentare tutto come prima del 2020.
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