La redditività delle compagnie aeree è destinata a crollare nel 2026. L'IATA prevede un dimezzamento degli utili globali, che passeranno dai 45 miliardi di dollari del 2025 a 23 miliardi. I margini scenderanno dal 2,8% all'1,4%. Due i fattori principali: il conflitto in Medio Oriente e il costo del carburante.
Il carburante pesa più di quanto si pensasse
Il jet fuel rappresenta già oggi oltre un quarto dei costi operativi delle compagnie. Con i rincari in corso, la bolletta energetica assorbirà il 26% delle spese totali dei vettori. È un dato che comprime i margini in modo strutturale, non congiunturale. Le compagnie aeree non possono compensare aumentando i prezzi dei biglietti in proporzione: la domanda regge, ma la pressione competitiva resta alta.
Il conflitto in Medio Oriente ha stravolto le rotte. Le interruzioni operative, le variazioni di percorso e l'aumento dei costi assicurativi pesano. Ma il vero problema resta il carburante: anche senza guerra, i margini sarebbero sotto pressione. La guerra ha solo accelerato un trend già in atto.
Domanda solida, ma senza tradursi in utili
La contraddizione è evidente: i passeggeri volano, il traffico merci tiene. Eppure i profitti si dimezzano. Il settore cresce nei ricavi, ma non nella redditività. È il risultato di un mix tra costi rigidi al rialzo e prezzi che non seguono la stessa dinamica.
Le compagnie con flotte meno efficienti o con alta esposizione sul lungo raggio verso Medio Oriente e Asia vedranno margini ancora più compressi. Chi ha rinnovato la flotta negli ultimi anni parte avvantaggiato, ma anche lì il carburante resta il fattore dominante. Nei prossimi trimestri, i conti di volo delle principali compagnie diranno se il settore riesce a reggere questa compressione o se servono tagli di capacità.
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