Il gasolio ha superato i 2,2 euro al litro. Bolzano è la prima provincia a raggiungere questa soglia, con prezzi al self service a 2,202 euro. Subito dietro, Sicilia e Friuli Venezia Giulia ferme a 2,190. La media nazionale si attesta intorno a 2,16 euro al litro.

In autostrada la situazione peggiora: il diesel raggiunge 2,213 euro al litro. Sulla rete ordinaria si ferma a 2,141. Il Codacons ha segnalato punte fino a 2,699 euro in alcuni distributori, un dato che evidenzia il divario estremo tra aree geografiche e tipologie di impianto.

Le differenze territoriali

La mappa dei prezzi mostra distanze marcate. Le Marche rimangono la regione con il diesel più economico d'Italia, a 1,969 euro al litro, nonostante un rialzo recente di oltre 3 centesimi. La Sardegna ha registrato un incremento di 2,3 centesimi. Il Nord-Est e le isole guidano il rincaro, mentre alcune aree del Centro mantengono livelli relativamente contenuti.

Il divario tra la provincia più cara e quella più economica supera i 20 centesimi al litro. In termini pratici: un pieno da 50 litri costa fino a 10 euro in più a seconda della zona.

Pressione sui trasporti

Il diesel è il carburante dominante per il trasporto merci e una buona parte del parco auto privato italiano. Questo rialzo si scarica direttamente sui costi logistici e, a cascata, sui prezzi al consumo. Le aziende di autotrasporto stanno già rivedendo i listini, applicando in molti casi surcharge variabili legati al costo del carburante.

Sul versante politico, il Codacons ha chiesto un intervento immediato sulle accise fino ad agosto. Per ora il governo non ha fornito segnali concreti. Il margine di manovra è stretto: tagliare le accise comporta miliardi di gettito perso, mantenerle invariate alimenta inflazione e pressione sociale.

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