Il gasolio ha toccato 2,067 euro al litro alla pompa. Senza il rinnovo delle agevolazioni fiscali, il prezzo sfonderebbe quota 2,30 euro, superando il picco di marzo 2022, quando si fermò a 2,154 euro nel pieno dello shock seguito all'invasione dell'Ucraina.
La dinamica è chiara: i costi industriali sono saliti, le tensioni sullo Stretto di Hormuz continuano a tenere il Brent sopra i 110 dollari, e l'effetto cambio euro-dollaro non aiuta. Il trasporto merci italiano, che dipende dal diesel per oltre l'80% del traffico pesante, si trova con margini compressi e carburante che costa il 40% in più rispetto a un anno fa.
Il cuscinetto fiscale regge, per ora
Lo sconto sulle accise — circa 25 centesimi al litro — è stato prorogato più volte dall'inizio del 2022. Ogni volta con la medesima logica: evitare che il costo del trasporto si trasferisca immediatamente sui prezzi al consumo. Ma il provvedimento ha una scadenza, e a ogni rinnovo il dibattito si riapre: quanto può durare una misura che pesa sui conti pubblici mentre l'inflazione generale rallenta?
Se il governo non rinnova, l'impatto non sarà solo simbolico. Un record del gasolio sopra i 2,30 euro spingerebbe al rialzo i listini di trasporto, con ricadute immediate su logistica e distribuzione. Le aziende di autotrasporto lavorano già con margini risicati: un balzo del 10-12% sul carburante non si assorbe in silenzio.
Greggio caro, ma non solo
Il Brent viaggia sopra i 110 dollari, il WTI oltre i 100. Lo Stretto di Hormuz resta aperto, ma basta la minaccia di chiusura per tenere i premi di rischio elevati. I contratti futures sul diesel raffinato hanno seguito la stessa traiettoria del greggio, con una volatilità che non accenna a calare.
Il punto è che anche se domani le tensioni si allentassero, il prezzo alla pompa resterebbe rigido. La componente fiscale pesa per oltre il 50% del totale, e la catena distributiva italiana — fatta di piccoli gestori e margini frammentati — non è nota per la rapidità nel recepire i ribassi.
Chi opera nel settore sa che i prossimi due mesi saranno decisivi. O arriva una proroga chiara, o il record diventa realtà. Stavolta senza l'effetto sorpresa del 2022.
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