Il solare italiano cresce, ma non dove ci si aspettava. I pannelli fotovoltaici continuano a moltiplicarsi su capannoni e tetti commerciali, mentre sulle abitazioni private il ritmo delle installazioni rallenta. Un dato che fotografa un cambio netto nella distribuzione degli investimenti.
Dove si concentra la potenza installata
Secondo l'analisi di Italia Solare sui dati Terna, la Lombardia guida la classifica per potenza installata, seguita da Sicilia e Veneto. L'aspetto interessante non è la geografia, ma la tipologia di impianto. Le aziende stanno accelerando: fabbriche, centri logistici, superfici commerciali sono i protagonisti. Si tratta di impianti di taglia medio-grande che hanno senso economico immediato e riducono i costi energetici in modo strutturale.
Sul fronte residenziale, invece, l'interesse si è raffreddato. Meno installazioni nuove, meno slancio rispetto agli anni scorsi. Le ragioni sono diverse: fine degli incentivi più generosi, incertezza normativa sui bonus edilizi, costi iniziali ancora elevati per chi non dispone di liquidità. Il risultato è che il fotovoltaico domestico perde terreno proprio mentre quello industriale accelera.
Due mercati che viaggiano a velocità diverse
La forbice tra grande e piccolo si allarga. Gli impianti commerciali beneficiano di economie di scala, rendimenti più stabili e tempi di ammortamento chiari. Per le famiglie, invece, i conti sono più complessi: dipendono dai consumi effettivi, dalla possibilità di autoconsumo e dalla gestione delle eccedenze. Se l'elettricità di rete costa meno del previsto o se i meccanismi di valorizzazione dell'energia prodotta non funzionano adeguatamente, il payback si allunga.
La vera domanda è se questo split sia temporaneo o strutturale. Se le aziende continueranno a investire mentre le famiglie restano indietro, il fotovoltaico italiano diventerà sempre più un asset industriale e sempre meno una soluzione diffusa. Sul piano energetico nazionale l'impatto è contenuto, ma sulla distribuzione dei benefici cambia parecchio.
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