Petrolio e gas coprono il 71% del fabbisogno energetico italiano. Il dato del 2023 conferma che la dipendenza dalle fonti fossili non è cambiata negli ultimi anni, nonostante i titoli su transizione e rinnovabili.
Le rinnovabili si fermano al 19% del mix energetico. Il saldo è chiaro: oltre tre quarti dell'energia consumata arriva da combustibili fossili importati. L'Italia non ha giacimenti rilevanti e continua a dipendere dalle forniture estere per la quasi totalità del fabbisogno.
Import di gas in crescita
Le importazioni di gas naturale liquefatto sono salite a 10,7 miliardi di metri cubi nel primo semestre. La crescita dell'import via nave ha compensato in parte la riduzione delle forniture via gasdotto dalla Russia, ma il peso sul bilancio energetico nazionale resta invariato.
Il dato strutturale rimane invariato: l'Italia consuma energia fossile e la acquista all'estero. Ogni variazione nei prezzi internazionali di petrolio e gas si scarica direttamente sui costi interni, senza margini di manovra. Nel breve termine, nessuna strategia di approvvigionamento può eliminare questo vincolo.
Il gap con le rinnovabili
Il 19% di copertura da rinnovabili include idroelettrico, eolico, solare e biomasse. La crescita c'è, ma procede a ritmo insufficiente per modificare il peso relativo delle fonti fossili. Servirebbero investimenti su scala diversa e tempi di autorizzazione più rapidi per vedere un cambiamento significativo nei prossimi anni.
Sul piano operativo, il dato del 71% significa che qualsiasi shock sui mercati energetici globali si traduce immediatamente in volatilità sui costi per famiglie e imprese. La dipendenza strutturale dalle importazioni fossili rimane il fattore dominante del quadro energetico nazionale.
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