Ken Fisher ritiene che i mercati azionari abbiano già incorporato l'effetto dei dazi americani. La sua visione è chiara: chi cerca opportunità farebbe meglio a guardare fuori dagli Stati Uniti.
Il ragionamento dietro la tesi
Il punto di Fisher è metodologico prima che tattico. Quando un tema diventa dominante nel dibattito pubblico — come i dazi negli ultimi mesi — il mercato ha già completato il suo lavoro di aggiustamento. Le aspettative si sono già tradotte in prezzi. Questo vale per qualsiasi notizia che occupi le prime pagine per settimane: nel momento in cui tutti ne parlano, la borsa l'ha già digerita.
La conseguenza operativa è che continuare a posizionarsi sui dazi rischia di essere una mossa in ritardo. Il mercato americano ha già scontato lo scenario più probabile: tensioni commerciali prolungate, ma senza escalation catastrofica. Chi resta concentrato solo su questo tema potrebbe perdere movimenti più interessanti altrove.
Dove Fisher vede valore
La sua preferenza per i mercati non statunitensi parte da una valutazione relativa. Le borse europee e asiatiche hanno sottoperformato per anni rispetto a Wall Street, in parte proprio per i timori legati alle politiche commerciali americane. Se quei timori sono ormai incorporati nei corsi, il rapporto rischio-rendimento si è riequilibrato.
Non si tratta di una scommessa contro gli Stati Uniti, ma di riconoscere che il margine di rialzo più ampio potrebbe trovarsi dove il pessimismo è stato più marcato. Le catene di fornitura globali hanno dimostrato una resilienza maggiore del previsto dopo la pandemia e le tensioni geopolitiche degli ultimi anni. Le aziende hanno imparato a gestire l'incertezza sulle tariffe come variabile strutturale, non come shock temporaneo.
La variabile tassi rimane decisiva
Nelle ultime settimane i rendimenti dei Treasury decennali sono scesi dal 4,35% al 3,95%: un movimento significativo che ha generato guadagni per chi deteneva titoli di Stato americani. Questo calo dei tassi cambia il contesto per gli asset rischiosi, americani e non. Se i rendimenti obbligazionari continuano a scendere, l'azionario globale diventa più attraente in termini relativi.
La tesi di Fisher sui dazi già scontati ha senso solo se accompagnata da una lettura corretta dei tassi. I mercati si muovono per combinazione di fattori, non per singoli driver isolati. Monitorare i rendimenti obbligazionari resta più utile che rincorrere ogni dichiarazione sui dazi.
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