Il bollettino del Mef sulle entrate fiscali internazionali conferma un dato che è inutile nascondere: la Spagna registra un +10,4% rispetto al primo semestre 2025, l'Italia si ferma al 2,1%. La distanza è netta.

Cosa pesa sul dato italiano

Il risultato dell'Italia non è tecnicamente negativo — le imposte dirette salgono dell'1,4%, quelle indirette del 3% — ma il confronto con Madrid brucia. La spiegazione ufficiale chiama in causa le misure contro il caro-energia: interventi che hanno ridotto il gettito IVA e accise per alleggerire bollette e prezzi alla pompa. In teoria una scelta difensiva. In pratica, un freno fiscale che pesa quando gli altri corrono.

La Spagna non ha avuto lo stesso vincolo. Il recupero economico iberico ha alimentato consumi e redditi imponibili senza dover compensare con sconti energetici significativi. Il risultato è un ciclo virtuoso: più crescita, più gettito, più margine di manovra. L'Italia ha scelto di contenere i danni sociali del 2022-2023, ma ora il conto si vede nei numeri del fisco.

Posizione relativa nel gruppo

Il bollettino confronta sette Paesi: Regno Unito, Francia, Portogallo, Irlanda, Germania, oltre a Spagna e Italia. L'Italia si piazza al quarto posto. Non è un tracollo, ma nemmeno una performance da prima della classe. Regno Unito e Francia stanno sopra, la Germania probabilmente in mezzo. Quello che conta è la velocità relativa: chi cresce più velocemente accumula margine fiscale per i prossimi anni.

Sul piano operativo, un fisco che cresce poco oggi significa meno spazio per ridurre il deficit domani. La Spagna guadagna margine, l'Italia no. Questo si rifletterà su tassi, spread e percezione degli investitori. I numeri del gettito non sono solo contabilità: sono un segnale di forza economica relativa. Al momento, Madrid sta dando un segnale più forte di Roma.

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