Fincantieri ha firmato un memorandum d'intesa con il gruppo indonesiano Republikorp per costituire una joint venture nel settore della cantieristica navale militare. L'accordo, siglato da Eugenio Santagata per Fincantieri e Norman Joesoef per Republikorp, punta a sviluppare capacità produttive locali per unità anfibie, fregate, corvette, pattugliatori e sottomarini.

Perché l'Indonesia conta

L'Indonesia ha 17.000 isole e 95.000 chilometri di costa. Non può permettersi di dipendere da un solo fornitore estero per la difesa marittima. Questo la rende un mercato interessante per chi, come Fincantieri, può offrire trasferimento tecnologico e produzione locale. Norman Joesoef lo ha dichiarato chiaramente: l'obiettivo è l'indipendenza della difesa indonesiana, raggiunta tuttavia attraverso collaborazioni internazionali bilanciate.

Per l'Italia non si tratta solo di vendere navi. Il pacchetto include elettronica, sistemi d'arma di Leonardo, tecnologie subacquee e formazione. È un export composito che garantisce margini migliori rispetto alla semplice fornitura di scafo e motori.

La Garibaldi come apripista

In parallelo, il governo italiano ha autorizzato la cessione gratuita della portaerei Garibaldi all'Indonesia. La nave è fuori servizio dal 2024 e mantenerla o demolirla costerebbe più che cederla. La mossa, tuttavia, riveste anche un valore strategico: rafforza i rapporti bilaterali proprio mentre Fincantieri negozia commesse ben più consistenti.

L'Indonesia vuole costruire capacità navali proprie, non solo acquistare navi finite. La joint venture risponde a questa esigenza: prevede produzione locale, trasferimento di know-how, ma con tecnologia italiana. È il modello che funziona in mercati dove l'autonomia strategica conta tanto quanto il prodotto finale. Se l'accordo si concretizzerà in contratti operativi, Fincantieri otterrà un fatturato di lungo periodo, ben diverso da una vendita occasionale.

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