Gli avvocati di Ilva in amministrazione straordinaria hanno depositato una perizia di Rina Consulting che quantifica in 830 milioni di euro il costo per ripristinare gli impianti dell'area a caldo di Taranto dopo lo spegnimento. È il prezzo della fermata imposta dalla Corte d'Appello di Milano, che ha confermato la scadenza al 28 ottobre.

Un calcolo che pesa sulla trattativa

La cifra non è simbolica. Si riferisce agli interventi necessari per riportare in funzione l'altoforno, l'acciaieria e i laminatoi una volta raffreddati. Chi conosce la siderurgia sa che spegnere un impianto integrato non è come chiudere un capannone: cemento refrattario, tubazioni, circuiti di raffreddamento — tutto degrada senza il calore d'esercizio. Riaccendere significa ricostruire parti dell'impianto, non solo premere un interruttore.

Il dato arriva in un momento cruciale per la vicenda Ilva, che si gioca tra tribunale, commissari e possibili acquirenti. Acciaierie d'Italia, controllata da Invitalia per il 60% e ArcelorMittal per il 40%, ha già ridotto la produzione sotto i 3 milioni di tonnellate l'anno — meno di un terzo della capacità teorica. Fermare l'area a caldo farebbe scendere la produzione vicino allo zero per i prodotti piani.

Il conto per lo Stato o per chi subentra

La perizia va letta anche come elemento negoziale. Se lo spegnimento diventa realtà, qualcuno dovrà pagare quegli 830 milioni, oltre ai costi di mantenimento degli impianti fermi e alla perdita di fatturato. Il numero serve a ricordare che la fermata non è un reset neutro: ha un prezzo preciso, e lo pagherà chi resta in campo. Invitalia controlla già la maggioranza, ArcelorMittal ha ridotto il proprio impegno, i pretendenti esterni ancora non si sono materializzati.

Il calendario stringe. Se la scadenza del 28 ottobre resta in piedi senza accordo o proroga, Taranto avrà un impianto spento e un conto da 830 milioni da gestire nei bilanci pubblici. Il mercato dell'acciaio europeo, già in difficoltà per i costi energetici e la concorrenza asiatica, non si ferma ad aspettare.

Contenuto a scopo informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.