Il governo sta preparando un piano straordinario per l'ex Ilva che prevede, per il sito di Genova, la bonifica dei terreni non utilizzati prima della loro vendita. L'area verrà suddivisa in lotti separati per facilitare l'operazione.

Bonifica prioritaria sui terreni inutilizzati

La scelta di intervenire prima con la bonifica risponde a una logica precisa: rendere commerciabili aree che oggi nessuno comprerebbe. I terreni inquinati rappresentano una passività, non un asset. Pulirli con risorse pubbliche significa trasformarli in qualcosa che ha un valore di mercato reale.

Per Genova questo approccio ha senso. Il sito non è strategico per la produzione siderurgica come Taranto, ma occupa spazi che potrebbero avere destinazioni diverse. La vendita frazionata apre a compratori con progetti più contenuti e specifici, non necessariamente legati all'acciaio.

Il nodo delle garanzie pubbliche

Resta aperto il tema del supporto finanziario complessivo all'ex Ilva. Le proposte in campo per l'intero gruppo parlano di investimenti tra 1,5 e diversi miliardi di euro, ma mancano ancora impegni formali da parte degli istituti bancari. Senza garanzie concrete, il piano di decarbonizzazione — il più ambizioso in Europa per il settore — rimane sulla carta.

Sul fronte occupazionale, le stime oscillano tra 4.500 e numeri superiori a seconda dello scenario produttivo. La gara per la vendita dovrebbe chiudersi entro settembre 2026, ma i tempi nel dossier Ilva sono sempre stati più lunghi del previsto.

Per Genova intanto la strada sembra tracciata: bonifica pubblica, vendita a pezzi. Funzionerà se i compratori ci saranno davvero quando i terreni saranno puliti.

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