Il greggio allenta la presa e i titoli oil si adeguano. A Milano, Eni chiude a 24,19 euro con un calo del 2,6%, dopo aver registrato un +29% dall'inizio della guerra in Medio Oriente e un +51% da gennaio. Anche Tenaris (-1,3%) e Saipem (-1%) ripiegano, pur mantenendo guadagni consistenti dall'inizio dell'anno: rispettivamente +52% e +60%.
Il mercato inizia a scommettere sulla riapertura di Hormuz
La flessione arriva mentre il Brent scende sotto i livelli di allarme delle scorse settimane. Il motivo risiede nella crescente aspettativa che il conflitto possa chiudersi prima del previsto, e con esso il blocco dello Stretto di Hormuz. Gli analisti di UBS notano che i segnali di apertura al negoziato ci sono, ma gli ostacoli restano. Soprattutto, avvertono, la ripresa effettiva dei flussi energetici potrebbe richiedere settimane anche dopo un eventuale accordo.
Il punto è che il mercato tende a muoversi prima dei fatti. Se la percezione è che Hormuz possa riaprire, il premio di rischio sul greggio si sgonfia subito, anche se le navi non hanno ancora ripreso a transitare.
Eni resta tra i favoriti degli analisti
Nonostante il ritracciamento odierno, Equita conferma il rating buy su Eni. La società beneficia ancora dell'andamento favorevole di greggio, gas e margini della raffinazione. La sensibilità sulle stime rimane positiva: ogni movimento del Brent si traduce in variazioni significative sugli utili attesi.
In altre parole: il titolo ha corso, ha incassato i guadagni del conflitto e ora si prende una pausa. Ma finché il prezzo del petrolio resta sostenuto e la guidance della società regge, la traiettoria di fondo non cambia. Il vero test sarà quando si capirà se il calo del greggio è temporaneo o se siamo all'inizio di un ritracciamento più strutturale.
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