Eni ha approvato la decisione finale di investimento su Cronos, giacimento offshore al largo di Cipro in acque profonde. L'obiettivo è immettere il primo gas sul mercato nel 2028. Il progetto mette in produzione riserve stimate oltre 3 trilioni di piedi cubi — circa 85 miliardi di metri cubi — che verranno trasformate in GNL per l'export verso l'Europa.
Perché conta ora
L'investimento arriva mentre il mercato europeo del gas resta strutturalmente in deficit dopo il taglio delle forniture russe. Il GNL ha sostituito il metanodotto, ma i contratti pluriennali già siglati e i nuovi impianti in costruzione negli Stati Uniti, Qatar e Africa creano una competizione serrata per assicurarsi volumi. Cipro non è mai stata produttore. Con Cronos lo diventa, e Eni si posiziona su una fonte europea in un momento in cui «europeo» vale più di dieci anni fa.
Descalzi ha definito il via libera una tappa concreta verso la trasformazione di Cipro in esportatore regionale. Il termine è appropriato: il progetto era sul tavolo da tempo, la FID significa contratti firmati, budget allocato e tempistiche fissate. Non una promessa da conference call, ma un cantiere che parte.
Tempistiche e portafoglio GNL
Il 2028 non è imminente, ma nemmeno lontano in termini di sviluppo upstream in acque profonde. Eni mira a superare 20 milioni di tonnellate annue di GNL in portafoglio entro il 2030: Cronos è un tassello di quella strategia. Il gas cipriota si sommerà ai volumi già in arrivo da Mozambico, Egitto e Congo. La geografia conta: disporre di GNL prodotto da asset controllati riduce l'esposizione al mercato spot, che resta volatile.
Sul piano operativo, Eni guida il progetto. Questo significa controllo diretto su tempi e costi, elemento non scontato in un settore dove i ritardi e gli overrun sono più la norma che l'eccezione. Il mercato valuterà l'esecuzione: per ora c'è la decisione, tra quattro anni vedremo se il gas esce davvero nei tempi dichiarati.
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