L'assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi ha lanciato un messaggio netto: se i prezzi dell'energia restano su questi livelli, il sistema produttivo lombardo rischia il blocco. Non è retorica da campagna elettorale — è la prima regione industriale del Paese a segnalare che i margini delle aziende si stanno assottigliando fino al punto di non ritorno.
Peggio di cinque anni fa
Il problema non è solo che i prezzi sono alti, ma che la base di partenza è già peggiore rispetto a cinque anni fa, quando l'ultima ondata di rincari aveva messo sotto pressione il sistema. Le aziende oggi partono con marginalità ridotte, scorte più basse e costi strutturali più alti. Se il costo dell'energia continua a salire, la scelta diventa secca: o fermi la produzione o lavori in perdita.
Guidesi parla di «erosione della marginalità» — termine tecnico che significa: i conti non tornano più. Quando i conti non tornano, non c'è investimento, non c'è assunzione, non c'è continuità. Le aziende iniziano a tagliare turni, rimandare ordini e congelare progetti. È il percorso che porta alla recessione industriale non per crisi di domanda, ma per impossibilità di produrre a costi sostenibili.
L'appello a Roma e Bruxelles
L'appello è rivolto sia al governo italiano sia all'Unione Europea. La Lombardia chiede interventi rapidi per contenere i costi energetici, prima che le imprese siano costrette a scelte irreversibili. Il tema è già politico: energia cara significa perdita di competitività verso economie che pagano meno, Francia compresa, dove il nucleare tiene i prezzi elettrici strutturalmente inferiori.
Sul fronte operativo, anche le famiglie lombarde stanno vedendo bollette più alte, con impatto diretto sui consumi. Meno capacità di spesa significa meno domanda interna, che si somma al rallentamento industriale. È il doppio colpo che nessuna economia regionale può assorbire a lungo.
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