I carburanti continuano a salire. Secondo i dati dell'Osservatorio del Ministero delle Imprese, il diesel in autostrada si avvicina a 2,5 euro al litro, seguìto dalla benzina nella stessa direzione. Nessuna sorpresa: il greggio ha ripreso a salire e i margini di raffinazione restano alti.
Perché i prezzi non scendono
Il Brent ha tenuto sopra 90 dollari per settimane. Le quotazioni alla pompa si muovono sempre con ritardo rispetto al petrolio, ma quando salgono lo fanno rapidamente. Il punto è che i margini delle compagnie non si sono compressi: il crack spread — la differenza tra il prezzo del greggio e quello dei prodotti raffinati — resta sopra la media degli ultimi anni.
In autostrada pesa anche il sistema delle concessioni. Le stazioni di servizio sulle tratte autostradali applicano ricarichi più alti rispetto alla rete stradale ordinaria. Non è un fenomeno nuovo, ma con il diesel vicino a 2,5 euro il differenziale diventa più evidente.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Se il greggio resta sopra 85-90 dollari, non ci sono ragioni per aspettarsi cali significativi. I tagli produttivi dell'OPEC+ continuano a sostenere i prezzi, e la domanda asiatica non è crollata come alcuni prevedevano. L'unico freno potrebbe arrivare da un rallentamento più marcato dell'economia europea, ma per ora i consumi tengono.
Chi usa l'auto ogni giorno per lavoro inizia a sentire il peso. Lo stesso vale per le flotte aziendali. Sul fronte politico si parla di interventi, ma tagliare le accise in modo strutturale costa miliardi. È più probabile una serie di misure temporanee o selettive, qualora dovessero arrivare.
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